Celiachia, diagnosi senza Gastroscopia anche per gli adulti? Ecco come Funziona

Le nuove linee guida europee aprono alla diagnosi senza biopsia in casi selezionati, mentre l’Italia punta sullo screening per scoprire pazienti sommersi ancora non diagnosticati.
La gestione della celiachia sta entrando in una fase nuova, tra diagnosi più mirate, ricerca su possibili terapie complementari e programmi di screening pensati per intercettare i casi non ancora individuati. Il tema è stato al centro di una sessione della Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva durante il XXXII Congresso nazionale delle Malattie Digestive, promosso dalla Fismad a Roma.
La novità più rilevante riguarda la possibilità di arrivare, anche negli adulti selezionati, a una diagnosi di celiachia senza biopsia. Si tratta di un approccio già introdotto in Europa per i bambini dal 2012 e ora previsto, per la prima volta, anche nelle linee guida europee 2025 per alcune categorie di pazienti adulti.
A spiegare il cambio di prospettiva è Fabiana Zingone, professoressa associata di Gastroenterologia all’Università di Padova e componente del Consiglio direttivo Sige. Diversi studi condotti sulla popolazione adulta hanno evidenziato che livelli di anticorpi anti-transglutaminasi IgA superiori a dieci volte il valore normale possono avere un elevato valore predittivo. In questi casi, se il paziente ha meno di 45 anni, non presenta sintomi di allarme, è seguito in un centro di riferimento e conferma la positività con un secondo prelievo, la biopsia potrebbe non essere più necessaria.
Accanto alla diagnosi “biopsy-free”, la ricerca sta valutando anche nuovi biomarcatori. Tra questi, particolare attenzione viene riservata all’interleuchina-2, una molecola che può essere rilasciata nel sangue dopo l’esposizione al glutine. Il suo utilizzo, secondo gli specialisti, potrebbe migliorare l’accuratezza diagnostica, soprattutto nei pazienti che hanno già iniziato una dieta senza glutine, e aiutare a capire quali quantità minime di glutine siano in grado di attivare la risposta immunitaria.
Sul piano terapeutico, la dieta senza glutine resta oggi l’unico trattamento approvato. Tuttavia, una quota di pazienti continua a manifestare disturbi o segni di malattia nonostante una presunta corretta aderenza alimentare. Per questo sono allo studio farmaci capaci di affiancare la dieta, agendo sulla transglutaminasi, sulla presentazione del glutine alle cellule dell’infiammazione o su specifiche citochine coinvolte nella risposta immunitaria.
La Sige richiama anche il ruolo delle linee guida nazionali pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2023, che saranno aggiornate alla luce delle nuove evidenze. In parallelo, l’Italia si muove sul fronte dello screening di massa, anche in collegamento con il diabete di tipo 1, per far emergere il sommerso dei pazienti celiaci non diagnosticati.

